Urban Mending: a false Rhetoric

I mass media sembrano aver bisogno, oggi più ieri, di Übermenschen a cui aggrapparsi, ovvero individui a cui non chiedere mai di diventare niente di diverso da ciò che essi già sono: dei supermen al lavoro al servizio dei restanti everymen, o uomini assolutamente medi.

In Italia, parlare di Übermenschen risulta sconveniente per non allarmare la sensibilità del Vaticano, che risulta, al contrario, non avere problemi nell’operazione mediatica di vestire l’Übermensch con le vesti del ‘santo laico,’ che, come si sa, è infallibile, o quasi, e pertanto non deve essere confrontato, o messo in difficoltà in nessun modo. Il ‘santo laico’ ha un ruolo da svolgere: deve indicare un ideale apparentemente vicino ma in realtà sufficientemente irraggiungibile in modo che esso non possa tradursi in una serie di operazioni effettive volte a modificare lo stato delle cose. Nessuno pretenderà mai di nemmeno immaginare di verificare quanto il raggiungimento dell’obiettivo sia possibile, o sensato. Quello che è importante è che l’obiettivo svolga la sua funzione di narcotico in grado di stabilire una certa tensione tra la fiction e la realtà, anestetizzando entrambe.
Il caso più vistoso della elevazione di un individuo a santo laico lo si registra in Italia nella figura di Renzo Piano e nella storia della sua fortuna mediatica. Idolatrato oggi dalla quasi totalità dei media e, per estensione, della popolazione, il successo urbi et orbi di Piano è, in realtà, relativamente recente, e il suo inizio può essere datato all’anno 2000, ovvero all’anno in cui fu insignito del premio Pritzker alla Casa Bianca a Washington. Prima di allora, l’opera di Renzo Piano è stata sostanzialmente assente sia dalla pubblicistica generalista che da quella di settore, o accademica, che preferiva ignorare il coautore del Centre Pompidou a Parigi e la di lui opera, considerata, per lo più, l’opera di un ‘idraulico’ che aveva studiato un testo avariato di latino, senza molto capirlo. Dopo l’investitura del Pritzker Prize, Piano è assurto―nella definizione canonica di Arbasino―alla terza fase della tipica carriera di un autore in Italia, quella del venerato maestro (terza fase), dopo essere stato ‘il solito stronzo’ (seconda fase) e giovane promessa (prima fase).

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